They’re Here è un’opera horror che racconta la vicenda di Edén Villa (nome di fantasia) e alcuni residenti anonimi di Minneapolis, impegnati a sfuggire e a opporsi all’occupazione paramilitare della loro città. Nel segno del cinema distopico, They’re Here è ambientato in uno scenario invernale in cui agenti mascherati rapiscono bambini, i residenti sono costretti a viaggiare nascosti nei bagagliai, prigionieri in catene vengono caricati su aerei sotto gli occhi dei turisti e ciclisti monitorano i movimenti di una forza d’invasione.
Il nostro approccio cinematografico nasce da un video di dieci secondi trovato in rete: un idilliaca scena invernale con alberi innevati accostata al suono di grida: “Restate dentro! Chiudete le porte! Sono qui!”. I mostri non si vedono, ma le voci evocano tutto il terrore: è al tempo stesso un horror e un documentario agghiacciante. Con il nostro film volevamo trasmettere una sensazione analoga. Come giornaliste, assistiamo inorridite dalla normalizzazione della violenza di Stato. Negli Stati Uniti è ormai all’ordine del giorno che la polizia di frontiera, a volto coperto, rapisca bambini e compia esecuzioni in pieno giorno. Crediamo che il cinema possa scardinare questo senso di ineluttabilità. Le immagini di resistenza e riscatto mostrano che la storia non è già scritta e che la violenza non ha sempre la meglio.