A Gerusalemme, il sessantenne Kamal riceve da un tribunale israeliano l’ordine di saldare un ingente debito previdenziale intestato al figlio Wael. Ma Wael è annegato nel Mar Rosso decenni fa. Senza alcuna registrazione ufficiale del decesso, Kamal segue l’unico indizio rimasto per scoprire che cosa sia accaduto a suo figlio.
COMMENTO REGISTA
L’evento da cui prende avvio Hiwar Ma’ Albahr è ispirato a fatti famigliari reali e personali. Il resto, pur essendo immaginario, riflette diverse sfumature delle mie riflessioni sulla complessa, soffocante eppure ricca esperienza di vivere a Gerusalemme. Crescere in questa città è stato difficile, ma anche un’esperienza profondamente formativa, che ha plasmato il mio sguardo sulla vita e sul mondo. Gerusalemme vive sotto il peso della paura. Soldati e coloni armati fanno parte della quotidianità; demolizioni di case ed evacuazioni sono eventi ricorrenti nella città santa. Costantemente, le persone intorno a te vengono arrestate, ferite o uccise. L’ambiente sembra concepito per alimentare il perpetuarsi della violenza e del terrore. Ma, per quanto dura sia la vita qui, bisogna comunque andare avanti: vivere, amare, respirare, cercare la felicità, trovare un sostentamento e qualcosa in cui riporre speranza. La quotidianità dei palestinesi comuni, degli antieroi che vivono sotto occupazione nella Gerusalemme segregata del film, è al centro di molte delle mie opere e anche di Hiwar Ma’ Albahr. Il film racconta una storia d’amore familiare e la capacità umana di confrontarsi con colpe, dolore e fragilità. È anche una lettera d’amore e di odio alla mia unica casa, alla mia unica città: nostalgia per ciò che era e dolore per ciò che sta diventando.
NOTE
VENEZIA SPOTLIGHT
Venerdì 6 novembre Introduce Armando Andria
Sabato 7 novembre Introduce Francesco Massarelli
CREDITS
Con
Kamel El Basha, Amer Hlehel, Ruba Blal, Haitham Omari, Bahira Ablassi, Maria Zreik, Rebecca Esmeralda Telhami